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APPROVATO IL DDL "MADE IN ITALY": SARANNO SUFFICIENTI SOLAMENTE DUE FASI LAVORATIVE FATTE IN ITALIA

18-03-2010 - MADE IN ITALY
Il Sole 24 Ore

17 marzo 2010
Sì definitivo della Camera alla legge sul made in Italy
di Nicoletta Cottone


La Commissione Attività produttive della Camera in sede legislativa, all´unanimità, la legge sul made in Italy, per la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri. Le nuove disposizioni saranno in vigore dal 1° ottobre 2010, previa notifica della Ue per il necessario esame di compatibilità. Oggi il marchio made in Italy é il più imitato al mondo, proprio dai paesi che dispongono di manodopera a bassissimi costi e producono brutte copie danneggiando l´economia del Paese. Il viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, ha preannunciato «ogni sforzo» del Governo perché sia «approvato in tempi brevi» il regolamento Ue sulla etichettatura obbligatoria, il cui esame é iniziato al Parlamento europeo.

Si è detto molto soddisfatto il primo firmatario del provvedimento, il leghista Marco Reguzzoni, che insieme a Versace e Calearo ha tifato moltissimo per l´approvazione del provvedimento. «Si tratta - ha detto Reguzzoni - dell´inizio di un percorso che porterà i consumatori finalmente a sapere quello che comprano e sarà importante anche per la tutela dei lavoratori in questo periodo di crisi». Per Massimo Calearo (Gruppo misto) è solo l´inizio di un percorso. «Una pietra miliare del piano di tutela del Made in Italy. La legge Reguzzoni-Versace-Calearo dovrà, però, essere integrata da provvedimenti a sostegno dei marchi. Siamo solo all´inizio, al primo step di un percorso che difende la struttura portante dell´economia italiana, la piccola e media impresa». Per Santo Versace (Pdl, in foto) si tratta di un grande risultato. «Un primo passo per un´Europa della cultura e dello sviluppo dei popoli contro l´Europa dei mercanti e dei burocrati che invece abbiamo ora». Il relatore Enzo Raisi (Pdl) ha voluto sottolineare che la nuova legge «porta la firma di tutti i gruppi. Con questo tipo di provvedimento, in gioco dal 2003, stavolta é stata fatta la scelta giusta ed é stato dato un segnale forte».

In pratica l´etichetta made in Italy, in base alla nuova legge, è consentita «esclusivamente per prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazione», «hanno avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale e, in particolare, se almeno due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità». La proposta di legge Reguzzoni-Versace-Calearo sul made in Italy, costituita da 4 articoli, nel corso dell´iter parlamentare ha accolto una serie di modifiche e precisazioni, risultato del lavoro svolto con le associazioni di categoria e i rappresentanti nazionali e locali del Tac (settore tessile, abbigliamento, calzaturieri)

ITALIA OGGI
18 Marzo 2010

Scudo al made in Italy, in differita
DIRITTO E IMPRESA
Di Luigi Chiarello

La camera vara la legge di tutela. Il prodotto è italiano con due sole fasi lavorative svolte nel paese

Origine in chiaro per tessile, scarpe e pelletteria. Ma da ottobre Il nuovo scudo (sanzioni incluse) a difesa dei prodotti Made in Italy scatterà non prima di ottobre. La vera notizia è in fondo al provvedimento: nonostante ieri la commissione attività produttive della camera dei deputati, in sede legislativa, abbia dato l´ok definitivo (con voto bipartisan) alla proposta di legge che tutela calzature, prodotti tessili e pelletteria del Belpaese, le norme non entreranno subito in vigore. Infatti, nel corso dell´ultimo passaggio in senato (si veda ItaliaOggi del 25/2 e del 4/3/2010), è stato inserito un codicillo che proroga l´effettiva cogenza della normativa. Il motivo è presto detto. Nei prossimi due mesi l´Unione europea affronterà proprio il nodo dell´etichettatura d´origine del tessile. Ma, Bruxelles, storicamente, non ha mai voluto riconoscere il marchio Made in Italy per tessile e calzature. Per due motivi: primo, l´Italia è il 2° paese esportatore, secondo, il made in Italy conferisce a prodotti tessili e calzature valore aggiunto più che ogni altro marchio d´origine. Questa deroga, quindi, ha un solo scopo: indurre l´Ue a riconoscere il Made in Italy come marchio da apporre su scarpe e vestiti, evitando, però, forzature che costringano Bruxelles ad accendere una procedura d´infrazione per violazione delle norme europee sulla concorrenza. Se poi l´Ue non dovesse digerire le norme italiane, con l´entrata in vigore della legge, da ottobre si andrà a un confronto più aspro in sede europea. Per far valere il principio del «made in», se è il caso, anche in sede di corte di giustizia europea. Detto ciò, il testo di legge conferma che potranno essere etichettati come «Made in Italy» solo scarpe, vestiti, divani e articoli tessili e in pelle fatti prevalentemente in Italia. Meglio. Tale denominazione potrà essere usata solo per prodotti finiti con almeno due delle fasi di lavorazione eseguite nel territorio italiano, mentre per le rimanenti fasi dovrà essere verificabile la tracciabilità. E i prodotti non etichettabili come Made in Italy´? La legge è chiara: dovranno essere obbligatoriamente etichettati con l´indicazione dello stato di provenienza. Toccherà poi a un decreto del ministro dello sviluppo economico, ovviamente autorizzato in via preventiva da Bruxelles, spiegare le regole operative di etichettatura made in Italy. Mentre un altro decreto, stavolta del ministero della salute, dovrà indicare le autorità sanitarie incaricate della vigilanza sui prodotti e tessuti in commercio e, soprattutto, dovrà «stabilire l´obbligo di rintracciabilità di prodotti tessili e accessori», nelle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione. L´etichetta obbligatoria. Non indicherà dove il prodotto è stato finito ma dove sono state eseguite le lavorazioni. Dovrà essere apposta su tutti i prodotti finiti e intermedi, evidenziando il luogo di origine di ciascuna delle fasi di produzione. Dovrà contenere indicazioni sulla conformità dei processi di lavorazione alle norme in materia di lavoro, certificazione di igiene e sicurezza dei prodotti; esclusione dell´impiego di minori nella produzione; rispetto delle norme Ue e degli accordi internazionali in materia ambientale. Reazioni. «Una pietra miliare, anche se la legge dovrà essere integrata da provvedimenti a sostegno dei marchi», ha chiosato Massimo Calearo (gruppo misto), tra i deputati firmatari della proposta di legge. «Dalla camera arriva un forte richiamo all´Europa affinché agisca in questo campo», ha aggiunto il viceministro allo sviluppo economico, Adolfo Urso. Mentre, il senatore Gian Carlo Sangalli (Pd) avverte: «è un primo passo per scuotere l´Europa. Da 15 anni si aspettava un provvedimento che costringesse l´UE a pronunciarsi sul made in. Ora, il passo successivo è una proposta di legge sul 100% made in Italy, non obbligatorio, ma facoltativo, che forse risulterà più digeribile per Bruxelles.


Fonte: IL SOLE 24ORE-ITALIA OGGI
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