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CONCIA, I COBAS ALLŽATTACCO DI TUTTO E DI TUTTI

08-03-2011 14:53 - SINDACATI-SINDACALE
Pontedera
I padroni delle conce vogliono il "modello Marchionne". Ci si ispira alle fabbriche del nord est
L´unione industriali di Vicenza: "Lo sciopero non risolve i problemi. Bisogna muoversi secondo il mercato". Investimenti e sgravi fiscali come possibile merce di scambio
08/03/2011 - 09:56

Non sono serviti cassa integrazione e contratti di solidarietà, non è servita la flessibilità oraria o i contratti nazionali al ribasso con aumenti irrisori e sostanziale perdita di diritti. Ora gli industriali della concia vogliono di più, non si accontentano degli aiuti pubblici per scaricare sulla collettività i costi di depurazione come il TUBONE da €200 milioni.

Prima ancora della scadenza naturale del contratto, le associazioni padronali hanno manifestato le loro intenzioni, ossia l´applicazione del "modello Marchionne" al settore conciario, annullamento del contratto nazionale.

Hanno iniziato dal nord est, con il sostegno della Lega e del Pdl , dove è partita la campagna degli industriali . A tal riguardo citiamo una dichiarazione inequivocabile proveniente dall´unione industriali di Vicenza: "Il mondo è cambiato, non possiamo stare fermi ad una discussione che ricalca i riti e le liturgie degli anni ´70. Bisogna avere il coraggio di mettersi in discussione, porsi nella logica del dare per ricevere. I sindacati minacciano lo sciopero e scioperare è un loro diritto ma non si risolvono così i problemi. C´è bisogno di elasticità, di muoversi a seconda di quanto richiede il mercato, non di rimanere arroccati nelle proprie posizioni. Il sistema delle relazioni sindacali va ripensato. Fiat docet."

Il contratto nazionale è scaduto dal 31 Ottobre 2010, e riguarda oltre 30mila addetti (terzisti e accessoristi a cui si applica il contratto nazionale inclusi). Le trattative si sono interrotte lo scorso 12 gennaio, visto che l´unione nazionale industria conciaria pretende l´assenso sindacale su aumenti salariali irrisori , sulla flessibilità e sul mancato pagamento dei primi giorni di malattia, su minori permessi per gli ultimi assunti, condizioni essenziali a detta loro "per sbloccare la situazione". Cgil, Cisl e Uil piuttosto che scioperare e bloccare la produzione, si appellano ai sindaci della zona del cuoio che a loro volta fungeranno da pompieri.

A rimetterci sono i lavoratori della concia sui quali incombe il "modello Marchionne". In questa situazione, poi, non è escluso che gli enti locali offrano sgravi fiscali e nuovi investimenti antinquinamento sostituendosi nell´adozione di tali misure agli industriali che privatizzano i profitti e poi socializzano perdite e costi sociali. Se la merce di scambio è il "modello Marchionne", sarà bene seguire l´esempio della Fiom , ossia non firmare il contratto nazionale. Ma la Cgil dei chimici arriverà a tanto? A vedere il recente passato sembrerebbe proprio di no e a rimetterci saranno i lavoratori senza diritti e senza aumenti e i cittadini sui quali scaricheranno i costi degli interventi antinquinamento.

Per informazioni:
Sede Provinciale
tel. 050.83 12 172 - 050.56 30 83
cell. 349.84 94 727
confcobaspisa@alice.it

Fonte: Cobas Pontedera

http://www.gonews.it/articolo_78132_padroni-delle-conce-vogliono-modello-Marchionne-ispira-alle-fabbriche-nord.html

Fonte: GOWNEWS

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