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IMPRESE ITALIANE NEL MONDO

03-02-2010 - MADE IN ITALY
IMPRESE ITALIANE NEL MONDO - "MADE IN ITALY DELL´ELEGANZA" MANTIENE LEADERSHIP IN EUROPA MA EXPORT IN CALO, CHIUSE 1900 IMPRESE TRA 2008 e 2009.

(2010-02-02)

"Nell´epicentro della crisi economica internazionale l´industria dell´eleganza made in Italy ha continuato a contribuire sensibilmente alla crescita complessiva della ricchezza italiana": è il commento del Vice Ministro dello Sviluppo Economico, Adolfo Urso, alla presentazione del Rapporto di Italian Textile Fashion (ITF), in collaborazione con Unioncamere e con il supporto operativo di The European House-Ambrosetti.

70.000 aziende (fonte Eurostat) del tessile, abbigliamento, concia, pelletteria e calzature, uno dei settori primari della nostra economia, il Sistema Moda italiano che, a partire dalla metà degli anni ´70 e fino alla prima metà degli anni ´90, ha consentito all´Italia di acquisire un´indiscussa posizione di leadership a livello internazionale, passando in venti anni (dal 1975 al 1995) dai 2,9 miliardi di euro a 27,4 miliardi di euro. Evidente l´incidenza dell´industria italiana di settore soprattutto se confrontata con quella registrata da altre realtà europee, come Spagna (4,9%), Francia (3,6%), Regno Unito (2,9%) e Germania (1,7%).

La filiera tessile-abbigliamento ricopre approssimativamente poco più dei due terzi del totale, con il 37,8% del tessile ed il 33,8% dell´abbigliamento; la filiera della concia-pelletteria-calzatura copre l´altro terzo, con un peso rilevante del comparto calzaturiero (pari al 16,7% del Sistema moda totale).

L´industria dell´eleganza assicura alti livelli occupazionali: 1.080.000 le persone occupate, 620mila delle quali nell´industria e 460mila nel commercio. Un lavoratore occupato su 8 lavora nelle imprese della moda. E sul fronte femminile si passa addirittura al 61% degli occupati, ovvero una su 4 è impiegata all´interno di questo settore.

Anche in termini di export, il sistema moda gioca un ruolo fondamentale all´interno della bilancia commerciale dell´Italia (per valore aggiunto ed esportazioni il sistema moda ha occupato nel 2008 la seconda posizione, alle spalle della sola meccanica): nel 2008, il settore nel suo complesso ha realizzato esportazioni per 41,9 miliardi di Euro, pari all´11,5% del totale (365,7 miliardi di Euro). Nei singoli comparti emerge il ruolo trainante dell´abbigliamento (40% dell´export complessivo), seguito dal tessile (26%) e dal comparto calzaturiero (18,2%). Incide in misura minore l´export della concia (7,56%) e della pelletteria (7,46%).

Il contributo del sistema moda è fondamentale inoltre per l´avanzo commerciale che garantisce al Paese: nell´ultimo anno, infatti, la bilancia commerciale del settore ha fatto registrare 16,5 miliardi di euro di attivo, classificandosi al terzo posto, dietro alla meccanica industriale e specialistica.

Nonostante dati così rassicuranti, negli ultimi due anni il sistema moda italiano ha subito fortemente l´impatto della crisi economica, che ha prodotto, tra il 2008 e il 2009, una riduzione del fatturato, del saldo commerciale e degli ordinativi dell´ordine del 30-40%, ha provocato un forte ricorso alla cassa integrazione guadagni e ha costretto alla chiusura 1.900 imprese.
Le maggiori criticità nei comparti della concia e del tessile, al cui interno la filatura ne risente piu´ di altri. Si tratta, in entrambi i casi, di asset strategici che risentono più duramente di un progressivo calo dei volumi dovuto (al di là della difficile congiuntura economica attuale) ad un progressivo spostamento di produzione delle fasi a monte in altre aree del mondo (come, ad esempio, il Far East). Mentre l´abbigliamento rappresenta il perno portante dell´intero sistema, seppur anch´esso presenti diversi punti di debolezza, tra cui il livello di indebitamento e un elevato fabbisogno di capitale circolante. La pelletteria e le calzature sono attualmente i settori più solidi all´interno delle industrie del sistema.

La differenza di performance tra le aziende del settore appare ancor più evidente in funzione delle diverse classi dimensionali: se si considerano insieme redditività delle imprese, livello di indebitamento e patrimonializzazione e loro dimensione, i dati mostrano prestazioni molto più scarse per le imprese più piccole, che sono mediamente meno redditizie, più indebitate e meno patrimonializzate di quelle grandi.

Uno studio quantitativo sulla vulnerabilità delle imprese nei diversi comparti mette quindi in ulteriore evidenza la scarsa "salute" finanziaria delle imprese del settore, con alcune situazioni di alto rischio di fallimento. Ancora una volta, le aziende più piccole e attive nei comparti a monte delle filiere presentano la situazione di maggior criticità.(02/02/2010 - ITL/ITNET)

http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=15812

Fonte: ITALIAN NETWORK

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