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Industria conciaria leader nella responsabilità sociale

07-02-2012 08:40 - LA PELLE MADE IN ITALY
di Redazione - 06 febbraio 2012, 08:00

Preoccupate ma fiduciose e dinamiche. Si riassume così lo stato d´animo delle industrie italiane del settore conciario. «Come tutti i comparti - spiega Salvatore Mercogliano, amministratore delegato di Lineapelle, la società che organizza l´omonimo evento mondiale della filiera "pelle" (a Bologna dal 3 al 5 aprile) - anche il nostro si trova di fronte a un anno pieno di incognite. Ma conserva fiducia nei confronti del mercato moda. E con questo spirito si è preparato alla manifestazione Anteprima (MiCo di Fieramilanocity, domani e dopo), dove esporranno oltre 120 aziende del top di gamma e che rappresenta un fondamentale momento di incontro tra imprese, ricercatori e buyer».
L´industria conciaria italiana è un settore storico e strategico nel Paese. Rappresenta uno dei maggiori fornitori di filiere quali il calzaturiero (assorbe quasi metà della produzione), la pelletteria (18%), l´arredamento (17%), l´abbigliamento (6%), gli interni d´auto (5%). Ha anche una significativa valenza ambientale, perch´ nobilita uno scarto dell´industria della carne che altrimenti sarebbe destinato a trasformarsi in rifiuto difficile e costoso da trattare. Il settore è costituito da oltre 1.300 aziende (in prevalenza piccole e medio-piccole a carattere familiare, cui si aggiunge qualche grande gruppo attivo anche all´estero) che danno lavoro a 18mila addetti per un fatturato di 4,9 miliardi.
L´Italia è leader mondiale del comparto, con una quota del 15% della produzione, che sale al 63% se si considerano solo i 27 Paesi dell´Ue. E si tratta di un settore ad alta internazionalizzazione, con il 70% del giro d´affari derivante dall´export. Inoltre, si calcola che oltre un quarto delle pelli scambiate a livello internazionale siano state lavorate da noi. Non parliamo di pelli grezze, la materia prima, che invece per il 95% è acquistata dall´estero. Un dato che nasconde uno dei maggiori problemi del settore: quello della crescente difficoltà ad approvvigionarsi da Paesi che esercitano politiche protezionistiche rigide e, è il caso di dirlo, spesso sleali: soprattutto Brasile, Argentina, India, Cina o Nigeria. «Questo costringe gli imprenditori italiani - aggiunge l´ad di Lineapelle - a correre in giro per il mondo non solo alla ricerca di clienti ma anche di fornitori, rivolgendosi sempre più spesso ai Paesi nordeuropei e nordamericani».
Ma torniamo alla domanda. «Da qualche anno - racconta Mercogliano - il settore arredamento è in sofferenza. A fare da contraltare c´è il mercato della moda, che assorbe il 60-70% della produzione. I numeri ci dicono che siamo in presenza di una contrazione della domanda a livello di volumi, ma di una crescita in valore. Questo conferma un miglioramento qualitativo della produzione, confermato da un´occupazione progressiva, da parte delle nostre imprese, del mercato mondiale di fascia alta».
Questo fenomeno spiega i più recenti trend dell´export, che tende a premiare soprattutto i distretti italiani (come quelli della Toscana, del Vicentino e della Campania) specializzati nella produzione di semilavorati di alta qualità per le calzature e la pelletteria. Secondo dati Unic (Unione nazionale industria conciaria) relativi al periodo gennaio-settembre 2011, le principali destinazioni sono: Cina +11%, Romania +21%, Germania +6%, Spagna +22%, Francia +17%, Polonia +2%, Usa +18%, Regno Unito +49%, Corea del Sud +29%. «I requisiti che caratterizzano il valore aggiunto dei prodotti dell´industria conciaria italiana - conclude Mercogliano - sono la qualità, l´immagine e la tutela dell´ambiente. Prima eravamo leader nello stile: adesso lo siamo anche nella responsabilità sociale».

http://www.ilgiornale.it/rapporti/industria_conciaria_leader_responsabilita_sociale/06-02-2012/articolo-id=570734-page=0-comments=1

Fonte: IL GIORNALE.it

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