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LA CONCERIA ECO LEATHER CRESCE GRAZIE ALLA 488

20-04-2010 - DISTRETTO SANTA CROCE SULLŽARNO
La conceria Eco Leather di Monopoli, in provincia di Bari, sita in località Torre d´Orta, è una delle società del gruppo Italian Leather che si occupa della colorazione e del taglio delle pelli, con un fatturato annuo di 67 milioni di euro, con 430 dipendenti e con investimenti di oltre 3 milioni di euro. La Eco Leather, che ha fabbriche in Argentina, Italia, Germania, Stati Uniti e di recente in Romania, ha beneficiato di diversi finanziamenti pubblici grazie alla legge n. 488 del 1992 finalizzata alla creazione di occupazione stabile nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno, tuttavia nel 2008 l´azienda ha chiuso con i bilanci in rosso e tale situazione, secondo quanto dichiarato dal direttore delle risorse umane, non è certo migliorata con il bilancio del 2009. E´ quanto ha affermato il deputato del PdL, Marco Zacchera, nel rivolgere un´interpellanza - ai ministri dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, del Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, e dell´ambiente e della tutela del territorio e del mare, Stefania Prestigiacomo- nella quale si legge che "nonostante l´imprenditore Attilio d´Apolito abbia sostanzialmente confermato la situazione non florida sul piano economico dell´azienda, dichiarando testualmente che nella attuali condizioni di mercato dovrebbe imboccare la strada del declino, all´interpellante non risulta vi sia stata una flessione di commesse". Secondo quanto a conoscenza del deputato, l´Eco Leather avrebbe persino acquistato un nuovo macchinario per la lavorazione delle pelli, attualmente depositato presso il porto di Napoli in attesa di essere utilizzato probabilmente presso una delle aziende in Romania.

Inoltre, "secondo quanto riportato dalla stampa, l´azienda non applicherebbe il contratto collettivo nazionale, e gli inquadramenti e le qualifiche indicate sulle buste paga dei contratti a tempo indeterminato non sarebbero conformi alle reali mansioni svolte dai lavoratori e l´azienda opererebbe discriminazioni tra i dipendenti, consentendo soltanto ad alcuni di usufruire del pasto, escludendone altri. Da quanto riferito all´interpellante - si legge nell´interrogazione - la mensa gratuita sarebbe concessa solo a circa 70 persone, mentre le altre sarebbero costrette a mangiare in spazi non idonei all´interno dell´azienda; nonostante i controlli medici a scadenza semestrale sullo stato di salute dei dipendenti di un´azienda a forte impatto ambientale, a quanto risulta all´interrogante in anni non sarebbero mai state riscontrate anomalie su un lavoratore della conceria. Tuttavia molti dipendenti farebbero ricorso ad astensioni dal lavoro per problemi di salute".

"Il 12 luglio 2008 la stampa ha riportato la notizia del sequestro preventivo della conceria per presunto inquinamento ambientale nel tratto di costa tra Torre d´Orta e Cala Corvino: secondo gli inquirenti, oltre a scaricare ammoniaca e solventi chimici nelle acque del mare, l´Eco Leather lavorava su cadmio e mercurio senza adottare le misure di sicurezza per impedire contaminazioni atmosferiche e il dissequestro è avvenuto per ripristinare il ciclo lavorativo, con l´impegno a sanare le irregolarità. Mercoledì 7 aprile 2010 e per due giorni gli operai della conceria hanno protestato davanti all´azienda contro il nuovo piano industriale dell´Eco Leather: la soluzione dell´azienda per risolvere lo stato di crisi si pone infatti come un aut aut per i lavoratori, perché prevede la turnazione 6 per 6 (sei ore di lavoro giornalieri per sei giorni senza maggiorazioni ed indennità) oppure la riduzione dell´organico con la messa in mobilità dalle 60 alle 200 unità di personale. In tal modo, secondo i vertici della conceria, il costo del lavoro si abbassa, ma si abbassano anche gli stipendi dei lavoratori già provati dalla condizione di crisi generale". Situazione inaccettabile per i sindacati e "da quanto emerge dalla stampa, la dirigenza dell´azienda non avrebbe preso in considerazione ulteriori proposte, se non quella di delocalizzare: in una nota dell´11 aprile 2010 d´Apolito ha spiegato ai dipendenti le ragioni che spingono a delocalizzare totalmente o in parte l´attività industriale, dichiarando che «Il perdurare della crisi mondiale e il basso costo della mano d´opera nell´Europa dell´Est hanno messo fuori gioco (...) l´azienda. Infatti un´ora di lavoro in Eco Leather costa mediamente all´azienda euro 18,40 comprensivo di assenteismo e di tutti gli oneri previdenziali ed assistenziali di legge. A questo livello di costi l´azienda non è competitiva (....).». Dopo l´incontro dello scorso 12 aprile, che non ha prodotto alcun risultato, il proprietario ha riproposto "un contratto di 6 ore lavorative per 5 giorni (anziché 6) e un contratto di solidarietà per le restanti ore che farebbe percepire ai dipendenti soltanto l´80% della retribuzione attuale. In tale penoso contesto non sarebbe stata scartata neppure l´ipotesi del licenziamento delle 200 unità". Perciò il deputato ha chiesto ai ministri "se ritengano opportuno verificare il rispetto delle norme ambientali, delle norme sindacali, delle disposizioni a tutela contrattuale e di salute dei lavoratori, da parte della conceria Eco Leather di Monopoli, anche avviando un´azione ispettiva da parte degli organi competenti, come il comando carabinieri per la tutela dell´ambiente e l´Inail; se intendano adottare le opportune iniziative al fine di accertare il corretto utilizzo da parte della società Eco Leather di Monopoli dei finanziamenti percepiti ai sensi della legge 19 dicembre 1992, n. 488, e se effettivamente siano stati utilizzati per le finalità previste; se intendano aprire un tavolo di crisi nazionale, al fine di salvaguardare l´attività lavorativa dei dipendenti".

Fonte: IM - IMPRESA MIA

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