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La rivincita della vera pelle: «È più verde di quella ecologica»

07-07-2011 07:25 - LA PELLE MADE IN ITALY
«C´è una sola firma dietro le grandi firme: pelle italiana». Lo slogan della pubblicità dell´industria conciaria italiana (Unic) ne racconta la voglia di riemergere. Come è emerso dalle parole del presidente uscente, Graziano Balducci all´assemblea generale dei conciatori che si è svolta il 23 giugno a Milano. Per la cronaca il nuovo numero uno per il biennio 2011-2013 è il veneto Rino Mastrotto, a capo del Rino Mastrotto Group S.p.A. Quattro i vicepresidenti: Graziano Balducci (presidente uscente), Franco Donati, Giuseppe Walter Peretti, Gianni Russo.L´industria conciaria, che appartiene a 1.330 aziende in Italia, quest´anno ha chiuso un bilancio negativo: «Il 18% in più della produzione e il 28% in più di export è stato sopraffatto dal +71% di costo delle materie prime e da un +20% di sostanze chimiche» ha dichiarato Balducci. Dissanguati dalle tasse, gli imprenditori denunciano: «Il 74% del venduto è stato frutto di esportazione in 121 Paesi tra i quali la Cina è il primo con oltre il 20% ma il 69% di imposta effettiva da noi pagata ci ha ricollocato al vertice della vessazione fiscale universale. È un non-senso: produciamo reddito, diamo lavoro a migliaia di famiglie e di imprese e veniamo depredati». Balducci ha posto l´attenzione anche su un altro aspetto: la mistificazione del termine eco-pelle. «Ecologico è ciò che rispetta l´ambiente, il contrario delle produzione di sintesi - ha precisato l´ex presidente - La conceria usa uno scarto, deperibile e putrescibile, libera la società da un rischio sanitario, prende una risorsa che continuamente si rinnova. I piazzisti esaltano i poliuretani e umiliano il cuoio e la gente compera per luoghi comuni».

I principali clienti dell´industria conciaria sono i produttori di calzature a cui viene venduta quasi la metà (48%) delle pelli prodotte a livello nazionale. Segue l´industria dell´arredamento (18,7%), la pelletteria (17,8%), l´abbigliamento (5,9%), gli interni auto (4,6%) e gli altri prodotti (4,9%).La concia è uno dei settori industriali italiani che più di altri trova uno sbocco all´estero, come appare dai dati di commercio estero. L´export di pelli finite, destinato a 116 Paesi, attualmente rappresenta infatti i due terzi del fatturato totale (percentuale doppia rispetto a 15 anni fa), mentre l´approvvigionamento estero di materia prima, che da anni copre oltre il 90% del fabbisogno del settore, ha origine da 116 Paesi. Nel dettaglio, il volume di importazione di pelli grezze incide per il 49% sull´import totale di materia prima, mentre due speciali lavorazioni, il wet-blue e il crust, rispettivamente per il 50% e l´1%. Data la fondamentale importanza delle forniture dall´estero è sentito il problema del protezionismo.

Nonostante l´agguerrita concorrenza, la nostra industria conciaria detiene tuttora il primato internazionale. Il valore della produzione pesa per il 17% a livello mondiale, percentuale che sale al 65% se consideriamo la sola Unione Europea. Sul piano commerciale calcoliamo inoltre che una pelle su cinque commercializzate tra operatori internazionali è di origine italiana.

http://www.ilgiornale.it/interni/la_rivincita_vera_pelle__piu_verde_quella_ecologica/06-07-2011/articolo-id=533379-page=0-comments=1

Fonte: IL GIORNALE .it

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