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OPERAZIONE "DIRTY LEATHER": QUATTRO PERSONE RINVIATE A GIUDIZIO

04-06-2011 15:27 - LA CONCERIA ALLŽESTERO
Fatture false: 21 milioni
DIRTY LEATHER. Il primo filone della maxindagine per evasione fiscale alla prova dell´aula
Quattro persone rinviate a giudizio: al centro dell´inchiesta una conceria di Lonigo. Il titolare: «Non abbiamo evaso l´iva»
04/06/2011

I militari della guardia di finanza durante un accertamento Ventun milioni di euro di fatture false per consentire una ingente evasione fiscale nel mondo della concia. La maxi operazione "Dirty leather" partì proprio dagli accertamenti sulle loro attività ritenute illecite, dando il via ad un domino che non si è, a distanza di anni, ancora concluso sul fronte degli accertamenti tributari.

Ieri mattina, il giudice Agatella Giuffrida ha accolto la richiesta del pubblico ministero Marco Peraro e ha rinviato i quattro imputati a giudizio. Dovranno presentarsi in tribunale a partire dal 13 giugno del 2012. Si tratta di Lorenzo Coda, 49 anni, residente in città in viale S. Lazzaro 108 (è difeso dagli avv. Giulio Manfredini e Luca Massignani); Francesco Ongaro, 44, veneziano di Eraclea (avv. Michela Sabatini); l´imprenditore Palmierino Bortoli, 60, di S. Bonifacio, e Silvano Peretti, 75, di Lonigo, via Palladio 29 (entrambi assistiti dagli avv. Francesco Barilà e Claudio Avesani). All´epoca furono indagate anche altre persone, la cui posizione è stata poi stralciata.
I quattro erano rimasti coinvolti nella prima fase dell´inchiesta sulle frodi fiscali nella concia. Coda fu arrestato nell´ottobre del 2008 ed è ritenuto il punto di riferimento della banda che aveva escogitato un meccanismo criminale, secondo i detective del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, che indagò con i colleghi della tenenza di Arzignano, che andava avanti almeno dal 2002.

Ongaro, amministratore formale della "Palladio pelli srl", e Coda, amministratore di fatto, secondo l´accusa importavano da paesi extraUe la pelle grezza avvalendosi del sistema del deposito fiscale iva per ottenere lo sdoganamento senza pagare subito l´imposta. Quindi la rivendevano alla conceria "Tris" di Lonigo, amministrata da Peretti e Bortoli. L´iva non veniva mai versata ma i guadagni illeciti venivano suddivisi fra gli indagati. In realtà la pelle veniva acquistata dalla "Tris", che utilizzava la "Palladio" come cartiera.

In quattro anni, dal 2002 al 2005, le fatture fasulle ammontarono a oltre 6 milioni di euro, con oltre un milione di iva evasa.
Coda avrebbe poi replicato il sistema illecito con un´altra società, la "Grifo trading srl", dal 2005 fino al 2008: dai calcoli degli inquirenti, le fatture per operazioni soggettivamente inesistenti ammontarono a oltre 14 milioni di euro, sempre a favore della conceria "Tris". Anche in questo caso la "Grifo" aveva un altro amministratore solo formale: un prestanome per le fiamme gialle.

Nel 2008, Coda avrebbe dato vita ad una terza società cartiera, la "Belfiore srl", con la quale fatturò per la "Tris" vendite di pelle grezza per 217 mila euro. Complessivamente le società di Coda fatturarono per la conceria di Lonigo vendite per 21 milioni di euro senza pagare l´Iva. A Coda, infatti, è contestato fra l´altro il fatto di non aver versato l´iva entro i termini previsti per importi molto rilevanti. Il meccanismo, in altre occasioni acclarato, prevedeva che le cartiere chiudessero i battenti nel giro di pochi anni, senza comunque mai aver versato il dovuto nelle casse dell´erario. Questo consentiva prezzi concorrenziali alle concerie e guadagni illeciti da favola ai membri dell´organizzazione.

Questa ricostruzione è stata fortemente contestata ieri dalle difese, che hanno cercato di dimostrare come i loro assistiti si siano comportati correttamente. Se ne discuterà in tribunale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Diego Neri

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/258052__fatture_false_21_milioni/

Fonte: IL GIORNALE DI VICENZA

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