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Per 29 episodi confessati di infedeltà, restituisce tangenti per 450 mila euro

11-11-2011 14:55 - LA CONCERIA ALL´ESTERO
INCHIESTA RESET. Roberto Soraci, 61 anni, dal 2006 al 2009 ha diretto l´Agenzia delle Entrate di Arzignano e fino al marzo 2010 "Vicenza 2". Ha concordato di patteggiare tre anni per associazione a delinquere e corruzione: sono 29 gli episodi confessati di infedeltà
11/11/2011

Vicenza. È la chisura del cerchio. Restituisce 450 mila euro allo Stato, frutto delle tangenti incassate dagli imprenditori del distretto di Arzignano-Chiampo-Montecchio Maggiore ai quali alleggeriva le verifiche tributarie. Nessuno a Vicenza aveva mai risarcito in questi termini la Pubblica amministrazione perché nessuno aveva mai confessato di avere intascato simili mazzette. Ci guadagnava lui, ci guadagnavano i contribuenti, ma ci perdevano i cittadini. Roberto Soraci ha concordato con la procura una pena di 3 anni di reclusione. Nei giorni scorsi il suo avvocato Enrico Ambrosetti ha depositato al pm Marco Peraro la richiesta che porrà fine alla partita giudiziaria di uno dei principali imputati dell´inchiesta ribattezzata Reset dalla polizia tributaria di Vicenza. Soraci sa che con questo accordo non metterà piede in carcere.

LA CONFESSIONE. C´è la disperazione nello sguardo di Soraci, 61 anni, residente a Verona, il 22 marzo 2010 quando sale le scale di palazzo Negri che portano all´ufficio del procuratore Salvarani. C´è anche il sostituto Peraro. Quel giorno si conclude la carriera del potente direttore dell´Agenzia delle Entrate di Vicenza 2. Ha diretto per 11 anni l´Ufficio del Registro di Legnago; poi capo area alle Entrate di Verona, dal 2000 al 2005 direttore dell´Ufficio di Este e approda ad Arzignano nel 2006. Confessa ai procuratori di essere un dipendente pubblico corrotto. Gli inquirenti, in realtà, lo sanno già dal 26 gennaio quando il consulente Marcello Sedda aggiunge altri particolari alla sua collaborazione iniziata da qualche giorno per lasciare il carcere dov´è stato rinchiuso con Andrea Ghiotto e l´ex comandante della finanza di Arzignano Luigi Giovine. Poi come legati a un filo, quello della corruzione, si presentano per dichiarazioni spontanee Filiberto Segantini, Claudio De Monte e Vito Maulucci. Le notizie riportate dal nostro Giornale sui progressi dell´inchiesta convincono i sospettati che c´è un modo solo per evitare il carcere. Fare il passo che separa il prima dal dopo, e per chi sta ancora lavorando, come Soraci, chiudere con disonore la propria carriera. Ma almeno, pensano, si evitano la prigione, le foto sui giornali, il clamore mediatico nazionale. «Sono una persona che ha sbagliato, signor procuratore - dice con lo sguardo basso Soraci -. Nel 2006 sono arrivato come direttore ad Arzignano dove c´è un grande marciume e li è stata la mia rovina». Fa carriera, comunque, perché nel 2009 passa a Vicenza. «Ho avuto la sfortuna di incontrare Segantini - aggiunge - il quale mi fece capire che giravano bustarelle e che se avessi chiuso un occhio ci sarebbe stato qualcosa anche per me. Lui mi presentò alcuni commercialisti. Il mio errore fu quello di accettare la proposta di Segantini».

57 MAZZETTE. È il punto di vista di Soraci, ovviamente, perché magari le cose non stanno proprio così. L´inchiesta Reset, che nasce dal filone Dirty leather, accerta 57 episodi di corruzione di pubblici funzionari dal 2004 al 2009, «per un ammontare di dazioni indebite compreso tra un minimo di 983 mila euro e un massimo di 1,1 milioni di euro». Soraci come gli altri imputati eccellenti per evitare il carcere deve risarcire lo Stato. A pesare sul bilancio dell´ex dirigente è la mazzetta da 200 mila euro che suddivise con il suo superiore regionale Angelo Fiaccabrino e che gli versò Sedda per conto del gruppo Mastrotto. Le altre dazioni si aggirano tutte tra i 5 e i 15 mila euro, per un tariffario che era noto nell´ambiente dei professionisti. «L´inchiesta - disse Salvarani un anno fa prima della pensione - ha messo in luce la diffusa illegalità all´interno dell´Ufficio delle Agenzie delle Entrate di Arzignano fino al 2009 e la solidarietà tra i dirigenti e i funzionari loro subordinati che consentiva di agire in totale spregio alle procedure. Il tutto avvenne con la complicità di commercialisti e consulenti». Al termine delle indagine l´accusa di associazione per delinquere è rimasta in piedi per i pubblici ufficiali, mentre è caduta per i professionisti.

Ivano Tolettini

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/dalla_home/305585_restituisce_tangenti_per_450_mila_euro/

Fonte: IL GIORNALE DI VICENZA

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