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STRAORDINARI IN NERO? MA SE LO SAPEVANO TUTTI...

02-09-2011 07:33 - LAVORO & ETICA
01/09/2011

Marco Scorzato
ARZIGNANO
«Ma dai, lo sapevano anche i muri qui ad Arzignano, con gli straordinari in nero ci hanno guadagnato tutti: i paroni sicuramente, ma anche gli operai che i se ga fati la casa». Girolamo, detto "Momi", 83 anni e una vita nella sua Arzignano, siede con gli amici pensionati al Bar Parco, a due passi dall´ospedale Cazzavillan. «No, il cognome non glielo dico, ma ascolti me: questo sistema andava bene a tutti perché tutti mangiavano», rincara. Ma l´amico Benito, 71 anni, anch´egli riservato sulle proprie generalità, lo stoppa. «Eh no, non tutti: io non ho mai lavorato nella pelle...». E lo Stato, la collettività? «Ecco, sì, anche lo Stato ci rimette». Qui concordano, ma a quanto pare non è il loro primo pensiero.

Le indagini della Finanza, le evasioni fiscali milionarie contestate, i dipendenti della concia - dei colossi targati Mastrotto - pagati "in grigio", con un tot in busta paga e un´altra bella fetta fuori: in questi giorni Arzignano legge di sè, sfoglia i giornali, a casa o al bar, e un po´ sbuffa, un po´ scrolla le spalle, un po´ s´arrabbia con i giornalisti «che danneggiano l´immagine» della città, che «scoprono l´acqua calda». Ma c´è pure chi la pensa all´opposto, chi dice che «era ora di smetterla», che «con quell´acqua calda ci si brucia» e che «il sistema non può andare avanti così».

IL «SISTEMA». Ad Arzignano palpitano due anime che si riuniscono lì, nella convinzione che di "sistema" si tratti. O si trattasse. È sui giudizi che si dividono, oltre che sulla partecipazione (o non) ad esso. "Sistema" sintetizza il quadro dei rapporti di lavoro e il (conflittuale) rapporto con lo Stato-esattore di una città cresciuta in simbiosi col comparto conciario: oltre 300 imprese, 9 mila occupati, un giro d´affari di due miliardi; con la pelle, molti si sono arricchiti, altri hanno sognato di farlo, altri ancora han finto di esserci riusciti.

TASSE E RICCHEZZA. «Dell´evasione non gliene frega niente alla gente», afferma Danilo Pasini, 60 anni, titolare della gioielleria L´Alveare, in centro. «Lo hanno detto anche sul Giornale di Vicenza: sono gli operai stessi che chiedono il nero, gli va bene, aumentano il loro tenore di vita». Non è l´unico a pensarla così, anzi, ma è uno dei pochi a metterci la faccia. «Non si può dare addosso agli imprenditori della concia perché hanno fatto crescere Arzignano - dice la titolare di un negozio di abbigliamento del centro, che chiede l´anonimato -. Le tasse? Sarebbe giusto pagarle, ma lo Stato non può sprecare i nostri soldi: ci sono le strade lasciate a metà, gli ospedali mai inaugurati, basta accendere la televisione e vedere cosa succede in Italia. E invece qui si continua a parlare male di Arzignano...».

«SI STAVA MEGLIO PRIMA». «Per molto tempo siamo stati bene - riprende il gioielliere Pasini - anche se da un paio d´anni le cose sono cambiate, abbiamo perso il 30-35% del fatturato: vale per me ma anche per altri commercianti».

Già, qualcosa è cambiato. Non solo la crisi economica e la concorrenza internazionale, ma anche le inchieste giudiziarie, la scoperta delle società cartiere e del sistema delle fatture false, l´evasione con l´appoggio di funzionari dello Stato compiacenti: il monolite della concia si è scoperto vulnerabile, per cause interne ed esterne. «Fino al 2009 qui davanti- prosegue Pasini, indicando piazza Marconi - facevano a gara a chi aveva la macchina più grossa». Rimpianti? «Qualcuno aveva esagerato, certo, ma non c´è dubbio che si stava meglio prima».

«SUPERATO IL LIMITE». Davanti alla libreria Mondadori, l´unica della città, passeggia Silvano Bellato, medico pediatra di 62 anni. «Gli straordinari in nero e l´evasione? Sarà anche scoprire l´acqua calda, ma è un´acqua calda che brucia tutti - afferma -. In città si è sempre sentito parlare del nero, ma ad un certo punto qualcuno ha esagerato finché le istituzioni ci hanno messo il naso, giustamente». E aggiunge: «Sembra che per alcuni il problema non sia l´evasione, ma parlarne, scriverlo sui giornali: è assurdo». Bellato è di quelli che non accetta il sistema, né di rassegnarsi alla sua presunta immutabilità: «Credo che molti dei dipendenti con gli straordinari pagati in nero non si rendano conto che così rubano il lavoro ad altre persone: non ingannano lo Stato, ma i loro concittadini. Poi però vogliono strade curate, sanità gratuita e servizi pubblici: troppo comodo».

«MANCA LA CULTURA». «All´origine di tutto c´è la mancanza di una cultura della comunità - incalza Umberto Zuffellato, imprenditore tessile di 48 anni -. Sono nato e cresciuto qui in piazza ad Arzignano, e ho visto una città che ha preso un´impronta ben precisa: negli anni Ottanta faticavo a portare a casa un milione, mentre i miei amici terzisti della concia guadagnavano cinque volte di più. Ho visto molti lasciare l´Università perché convinta di poter fare soldi in fretta».

Secondo Zuffellato «non una, ma più generazioni hanno prodotto questo ambiente: il problema è che i padri hanno costruito la casa ai figli: questi se la sono trovata fatta invece di imparare a costruirsela». Casa e auto, i primi miti. «La ricchezza facile bisogna poi ostentarla, sfoggiare l´auto nuova, i vestiti firmati: è un clima che ha creato l´ansia di emulazione, da cui ad un certo punto ho voluto prendere le distanze». Sarà per questo che Zuffellato si è trasferito in collina, quasi a marcare la distanza dall´Arzignano che non sente "sua". «Io mosca bianca? Ma no, a pensarla come me è la maggioranza». Che però si fatica a sentire. «È silente perché non sa esprimersi: ma è il tratto della cultura veneta».

DIBATTITO STRANIERO. In una città divisa, le divergenze si riverberano anche nel pensiero degli immigrati, quelli sbarcati fin dagli anni Ottanta per svolgere, in conceria, i lavori che i vicentini non cercavano più. «Il nero? Per gli operai è obbligatorio - dichiara Drakce Iovanovic, camionista serbo da 30 anni in Italia - Se non arrivi a duemila euro oggi non vivi, c´è poco da fare». Accanto a lui, sulla panchinadi Campo Marzio, siede Miha, 49 anni, approdato dal Bangladesh 25 anni fa. Ha un´altra idea. «Soldi in nero? Li ho presi in passato ma ora no - afferma -. Da due anni sono in una nuova conceria, lavoro 8 ore al giorno e basta. Guadagno meno, ma così l´azienda ha assunto il mio amico che aveva perso il posto. Scherzo? No no, è la verità: così lavoriamo entrambi e dividiamo le spese»

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/283981__marco_scorzato_arzignano_ma_dai_lo_sapevano_anche_i_muri_qui_ad_arzignano_con_gli_stra/


Fonte: IL GIORNALE DI VICENZA

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