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Veleni interrati da otto anni. A rischio la falda acquifera

04-06-2011 08:10 - AMBIENTE
La discarica di metalli pesanti e fanghi di conceria altamente cancerogeni scoperta nel 2003 dai carabinieri del Ros è ancora al suo posto, a ridosso del mare e in mezzo alla campagna fertile di Campomarino. Se la giustizia sta facendo il suo corso con processi a carico di imprenditori anche molisani collegati alle ecomafie, la bonifica viene costanetemente rinviata. E le tonnellate di rifiuti tossici dell´operazione "Mosca", citata anche da Saviano nel suo "Gomorra", scendono verso la falda acquifera, a poco più di un metro da cromo, arsenico, piombo.

A Campomarino, incastonata fra terreni coltivati come una bomba invisibile, esiste una discarica sotterranea di rifiuti altamente tossici. E´ stata scoperta otto anni fa. E da otto anni, incredibilmente, la bonifica dell´area è un´utopia.
Eppure là sotto ci sono i fanghi di conceria, che sono fra i materiali più nocivi. Sono gli scarti di lavorazioni industriale di fabbriche del nord Italia, che la camorra ha interrato nella tranquilla e fertile terra bassomolisana con la complicità di imprenditori del posto.

L´operazione, citata anche da Roberto Saviano nel suo best-seller "Gomorra", prese il nome di "Mosca" e venne condotta, nel 2003, dai carabinieri del Ros di Campobasso. La prima segnalazione era stata fatta dal maresciallo della stazione locale dell´Arma: «C´è un insolito via vai di camion che arrivano a tutte le ore del giorno e della notte» aveva fatto presente il responsabile del comando di Campomarino, riferendosi al traffico di tir provenienti da fuori che scaricavano non si sa bene cosa in contrada Arcora, tra Campomarino e Nuova Cliternia.
Un anno di indagini serrate, pedinamenti, appostamenti, intercettazioni e filmati inequivocabili e infine gli arresti tra il Molise, la Campania e il nord Italia.

La scoperta di tonnellate di metalli altamente cancerogeni lì sotto, in una zona peraltro situata a ridosso del mare e confinante con terreni coltivati, prevalentemente a grano, aveva fatto ghiacciare il sangue nelle vene alla popolazione, e aveva dimostrato, qualora fosse necessario, che le ecomafie specializzate nel lucroso business dei rifiuti tossici avevano selezionato l´oasi felix del Molise come ultimo anello di una filiera raccapricciante. Quella che dalle concerie e dalle fabbriche metallurgiche del nord - dal Piemonte al Veneto alla Toscana - approdava in bassomolise dopo essere passata attraverso la gestione dei clan camorristici campani.

Concentrazioni elevatissime di cromo, riscontrate anche nel grano coltivato lì vicino in percentuali di dieci volte superiori al tetto massimo di sicurezza previsto dalla normativa. E poi rame, piombo, mercurio e altri metalli pesanti. Il tutto interrato e sparso attraverso fanghi tossici spacciati per fertilizzante su quegli appezzamenti agricoli. A poco più di un metro dalla falda acquifera.

Sono passati otto anni, e i fanghi e gli scarti sono ancora tutti lì. Se la giustizia ha imboccato la sua strada, con sette richieste di rinvio a giudizio e processi in corso - fra gli altri - per i molisani Fiorilli e D´Alessandro di Ururi e Moscardini di Sesto Campano (da lui ha preso il nome l´operazione), la salvaguardia dell´ambiente e della salute delle persone continua a essere, vergognosamente, rinviata. La discarica tossica rimane a portata di coltivazioni e contaminazioni in tutta la sua pericolosità Sepolti a pochi metri dalla superficie e a una distanza con la falda acquifera che si fa sempre più ridotta e che potrebbe essersi ristretta al punto da innescare il "contagio" ci sono tonnellate di veleni risultato di attività criminali. E perfino amianto, solfuri, idrocarburi partiti dalla Nuova Esa di Marcon, a Venezia, finita nel mirino degli inquirenti per lo stoccaggio e il riciclaggio di rifiuti tossici approdati nelle discariche illegali della camorra e anche in quella di Campomarino, che alla camorra è collegata.

Il lavoro dei carabinieri del Ros è stato accurato e giustamente si è guadagnato il riconoscimento di cittadini, associazioni, comitati. Le Istituzioni, all´epoca, avevano ringraziato gli investigatori per aver fatto luce su una vicenda mostruosa, le cui conseguenze sul piano della salute pubblica sarebbero potute essere inimmaginabili. Che però la bonifica non sia ancora iniziata è un dato (di fatto) ancora più raccapricciante. E nutre di dubbi e sospetti le ipotesi sull´inquinamento del territorio bassomolisano. A pochi chilometri, tra Guglionesi e Larino, c´è un altro sito avvelenato, pieno di scarti industriali al mercurio e al cromo gestiti dalle ecomafie. La bonifica, in questo caso, è soltanto iniziata. Sono trascorsi vent´anni da quando il business dei veleni è stato scoperto.

(Pubblicato il 03/06/2011)

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=8599



Fonte: PRIMONUMERO.it

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